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Le canzoni vengono
cantate in modo monotono, e, specialmente a Stromboli, in un ritmo un po’
nasale ma abbastanza piacevole, allegro, con la stessa cadenza. Hanno un
effetto pieno quando si sentono da lontano, particolarmente se le donne stanno
remando sul mare azzurro e fanno echeggiare le loro canzoni d'amore ai piedi
dei precipizi selvaggi della loro costa incantevole. Amanti del canto sono
anche i giovani che potano il mosto; e le donne che raccolgono i fichi o che
fanno altri mestieri nei campi. Fanno sentire i loro canti lontano. Anche in chiesa le donne cantano continuano l'ave
Se aggiungiamo un verso solo, abbiamo il vero
campione dello stornello toscano, per esempio come quello da Palermo.
Spesso i ciuri vengono
improvvisati per l'occasione. Non tutte le canzuni sono canzuni popolari
genuine; parecchie di loro hanno origine letterari, e
cioè, secondo l'opinione del Dott. pitré, sono l'opera di poeti siciliani del
seicento e del settecento. I contadini le imparavano e le cantarono mutilati,
senza capirle e con ciò credevano di cantare qualcosa di molto aristocratico
(nobili) nella stessa maniera imparano anche le are o
oriette, con le quali fanno le serenate alle loro belle. Comunque
vogliamo astenerci da tutto questo e comunicare soltanto una fila di canzuni
che vengono cantati là per lo più.
La maggior parte é dedicata all'amore,
l'origine di tutte le poesie popolari, ed alcune tra di
loro sono piene di fuoco meridionale, sono state tradotte fedelmente, parola per parola, e tra
parentesi furono aggiunte soltanto quelle parole supplementari, che sembrano
necessarie per la comprensione migliore.
[…]
A Lipari ci sono pure tanti muttetti o
delle comparizioni in versi tirati per lo più nel redicolo. Facciamo seguire
tre esempi. Il primo é una variante di uno già pubblicato ed il Carporal Longa
é un nome locale, mentre in sicilia comincia con "vi
salutu donna vincenza". Il secondo é un canto o cantilena dei carcerati,
probabilmente degli esiliati a Lipari, ed il terzo é una specie di indovinello:[…]
Gli strumenti musicali ci sono a Lipari -
per quanto riguarda strumenti ad arco - il contrabbasso, il violone, grosse
glige, la chitarra francese (catarra francisi); la chitarra da pizzicare e le
chitarre battenti (chitarra battenti) mentre il violino. Ci sono anche flauti
ed ottavini, che vengono costruiti e confezionati da
un falegname di Lipari che costruisse perfino un organo, ed anni indietro
faceva della musica insieme ai suoi nove figli. Nelle case si fa della musica
in occasione di matrimoni inoltre si fa musica in chiesa ed in occasione del
carnevale. I contadini hanno quale strumento musicale il cosiddetto frautu, un
pezzo di canna buccherellato in vari punti, la scimarreddi o zampogna ed il
tamburino (tammurieddu). Quest'ultimo costruisce uno degli intrattenimenti
principali dei Strombolani e viene suonato sia da
donne, sia da uomini in modo eccellente però dalle prime. Anche a Lipari ci
sono persone dell'uno e dell'altro sesso che sono
capaci di suonarlo. A Salina, principalmente a Renella, i ragazzi suonano la
domenica spesso l'organetto. Poco in uso é l'armonica a bocca, mentre il punti più, chiamato sciatavaiasse dal popolo, viene
suonato a volte ancora a carnevale.
Si balla spesso, accompagnati da una musica
e canto e cioè, durante l'estate sul terrazzo, durante
l'inverno e soprattutto a carnevale, nell'interno delle case private, mai però
sulle piazze pubbliche. Di solito i contadini ballano la tarantella siciliana,
molto simile a quella napoletana. Altre feste popolari gli abitanti di là non
conoscono, all'eccezione delle mascherate durante il carnevale, che però da
alcuni anni sono in regresso e vengono organizzate
soltanto dai marinai e dai lavoranti.
Un'altro divertimento popolare costituisce la costruzione dell'Astricuri, o tetto a terrazza di una casa nuova oppure anche la costruzione di un tetto nuovo su una vecchia casa. Già all'alba si erigano pali o lunghe canne con attaccati dai maccaturi variopinti, rossi, bianchi, marroni, che sventolano come bandiere, ed alcune scale servono per arrivare a questo posto in alto. I lavoratori cantano e lanciano gride di gioia. Appena che la calcina mischiata a rapuillu é stata applicata sulla travatura, vecchi e giovani salgono sul tetto e tutti sono felici del lieto evento. Una volta riuniti tutti lassù, ancora insudiciati dalla calce fresca, saltano e ballano, urlando e fanno chiasso, e non manca nemmeno il suono vivace del tamburino a questa festa allegra. Di solito é una donna anziana, la madre della casa, a suonare il tamburino e le ragazze cantano melodie allegre nel ritmo noto che si ripete sempre. Spesso é attaccata una castagnetta al tamburino, per produrre un chiasso ancora più forte. E' d'usanza che i parenti ed amici intimi mandano dei regali che vengono chiamati cistienni e che consistono di frutta secca, ceci secchi o di faguioli, di mandorle, noci o dolci, a secondo della condizione sociale delle persone che ricevono i regali. I dolci consistono principalmente di due tipi: dei " viscuttina di zucchiru e ova", biancastri e piatti, nei quali vengono e molti garofani ed altri fiori, e dei " spicchituela di vini cottu" di vino cotto e farina, che sono scuri e non dissimili al marzapane nell'aspetto. Il diritto di portare questi doni spetta alle donne; non appena, gli uomini che lavorano, le vedono arrivare, cominciano a gridare in coro: o ca veni, o ch'assuma, o ch'arriva, cioè: ecco che viene, ecco che appare, ecco che arriva. Tutte queste leccornie vengono mangiate col vino e la festa ed il banchetto durano per tutta la giornata, fino a sera. Vedere una tale festa nel calore acceso dal sole serale con la vista incantevole che possiede quasi ogni casa o sul mare o sulle altezze, o se si sentono le voci allegre risuonare da un'altura nella valle, allora si ha l'impressione di qualcosa di fiabesco ed involontariamente si viene messi in uno stato d'animo alegiaco. Nelle ore serali, i parenti ed amici e soprattutto persone del vicinato usano venirein visita; vengono ricevuti con allegria e con cordialità e si mangiano dolci e si bevono vino, malvaria o rosolio, a secondo delle persone. Il capo muratore, che dirige i lavori, ha il diritto di offrire agli operai nella cerchia i regali ricevuti. La sera poi tutti mangiano pasta o maccaroni, carne ed altro e così finisce la festa. Soltanto il giorno seguente si leviga e si spiana il tetto che, grazie alla festa é stato ben rassodato, pescandolo con i piedi, dandosì al terazzo il suo perfezionamento.
Sulle altre isole la stessa festa, viene altrettanto celebrata ma con alcune distinzioni, e le
usanze delle quali vogliamo parlare, vengono rispettate con precisione. In
genere, il giorno che si costruisce l'Astricu, viene
pagato soltanto il capo muratore, mentre gli operai, parenti, amici e vicini
che arrivano per invito del padrone di casa, non ricevono compenso. Si canta,
si alza le bandiere e mucadori e si porta regali che invece di cistienni si
chiamano " vacila d'asticu" Consistono maggiormente di pasta di forma
diversa, fritte nell'olio, che vengono chiamati
sfiuci, sfuggliati o pasta squadrata e che vengono apparecchiate in scodella
lunghe; condite con zucchero, e cannella. Come al
solito vengono portate dalle donne che, al loro avvicinarsi, vengono recevute
con le stesse manifestazioni di gioia. Appena arriva una donna, il padrone di
casa spara un colpo di fucile, quale saluto, e nello stesso tempo per far
vedere alla contrata quale stima si porta per lui, perché a secondo
il numero dei colpi di fucile si calcola quello della "vacila".
Queste scodelle vengono offerte dal capo muratore
nella cerchia e quando sono vuoti non si mettono subito da parte, ma vengono
riempiti la sera, quando si fanno i maccaroni, con sugo di carne e formaggio e
si guandano così indietro, se questo non viene fatto, é considerato un segno di
poca stima. Quando é finito il suddetto offrire in giro dei piatti, si prepara
la tavolata per il capo muratore, i braccianti, i parenti ed amici della case presenti, i quali con animo allegro mangiano
maccaroni, carne ecc.. A Filicuri, Panaria e Alicuri i regali sono meno costosi
ed invece dei maccaroni si mangia della pasta fatta in casa. - s'intende da sé
che durante il lutto su nessuna delle isole si fa una festa e non si issano le bandiere per la costruzione dell'astricu.
A Lipari si fanno diversi giochi di carta,
coié secondo il loro nome di là : la scopa, la
briscola, lo scopone, il tresette, il mediatore, la calabrisella, il mercante
semplice, il mercante in fiera, la bazzisa, il faraone, lo squisce e lo
zucchinetto.
Si giuoca anche ai
scacchi ed al domino. Durante l'inverno si riuniscono parecchie famiglie, per
divertirsi con la tombola e con altri
giochi di società. I giuochi in uso tra il popolo sono
palle ( palli) ,il giuoco italiano delle bocce, viene giocato spesso dai
ragazzi di là per via di un cerchio chiamato doccu (duocci), dove mediante una
"paletta' si butta la boccia attraverso il cerchio; la
"Strombula" o trottola é anche un giuoco preferito, inoltre il giuoco
della " brigglia" e dei "pallucci al fossu".
La brigglia, é una specie di gioco dei
birilli, consiste di nove pezzi di legno torniti, lunghi trenta centimetri e
larghi di sopra quattro centimetri. I pezzi di legno vengono
collocati in un quadrato, da tre a tre ed in distanza uguale. Allora si butta
una palla grande come la testa di un bambino da una distanza precisa in avanti,
chiamata "merco", e si contano tanti numeri quante
"brigglia" siano cadute, contandoi doppio il
primo colpo. Il pezzo di legno che si mette nel mezzo e che si distingue dagli
altri, viene chiamato re, e si fa cadere quest'ultimo
conta nove, cioé diciotto, se cade nel primo colpo. Il numero che si deve
raggiungere é 24; se questa cifra viene sorpassata non
si ha vinti, ma si ricade a 15.
I "pallucci al fussu" sono nove
palle di legno o di pietra dello spessore di una pallottola di fucile e si
gioca così: ai piedi di un angolo di un muro si scava una piccola fossa e da
una distanza che viene stabilita dal "muccu"
si buttano gli " pallucci" nella fossa. Si deve tirare tre volte e
per vincere in modo assoluto, nella fossa devono arrivare tredici pallucci e
non di più. Nel caso che non fossero tredici; allora
l'altro partecipante deve in tre lanci o anche meno, superare almeno di un
punto l'ultimo numero dl primo giocatore. Se ne fa meno o se sorpassa il numero
tredici, allora perde e vince quello che ha tirava per
primo. Alcuni giocano con i pallucci anche al "pari e dispari" e
possono giocare tanti partecipanti quanti vengono
accettati da quello che lancia nella fossa. La
"puntata"; cioé la moneta, si mette nella fossa; se quello che tira
fa pari (fa paro) vincono quelli che hanno puntato, se é dispari (dispori) é il
contrario.
Questi giochi popolari, oltre che a Lipari,
sono poco usati sulle altre isole, il più sovente ricorre quello chiamato
"ciappuli", sono delle pietre piatte, rotonde con le quali si tira ad
un piccolo sasso, dietro al quale stanno alcune monete; se il sasso viene colpito, allora le monete saltano in giro e vengono
vinte dal "ciappula" confinante.