Torna alla prima pagina del giornale
19 NOV - TURISMO 2008: REPORT 19/11/2008


REPORT TURISMO 2008
A cura dell’On. Prof. Pierluigi Mantini
Presidente dell’Osservatorio Parlamentare per il Turismo


SINTESI SUL TURISMO 2007
Il 2007 è stato un anno che ha confermato una certa vitalità dell’industria turistica italiana, almeno per quanto riguarda il consenso degli ospiti stranieri, per i quali il nostro Paese continua ad essere una destinazione irrinunciabile. È sempre nei sogni delle più importanti correnti turistiche del mondo.
Un'iniezione di fiducia per il rilancio del turismo italiano proviene dal segretario generale dell'Unwto (Organizzazione mondiale del turismo), Francesco Frangialli. «Nel 2007 l'Italia ha messo a segno un +7% a confronto con il 2006, superiore alla media mondiale, pari al 6%». Ma è in arrivo una concorrenza forte da parte di destinazioni come Grecia, a +12%, e Turchia, a +18%.
«L'Italia – aggiunge Frangialli – ha un forte handicap, che è la mancanza di una governance centralizzata e coordinata». Una nota del Dipartimento turismo della Presidenza del Consiglio parla di «conferma di segnali positivi, già pervenuti nel corso del 2007 da diversi settori del turismo italiano, a partire dai risultati delle crociere (1 milione di passeggeri in più rispetto al 2006), delle città d'arte (a +10% rispetto all'anno scorso) e dei transiti nei principali aeroporti nazionali (+8,2% nel traffico nazionale e +11,6% in quello internazionale)».
Certo, “accanto alle luci emergono anche le ombre”: tra le motivazioni che spingono la domanda di turismo in Italia, solo al quinto posto ritroviamo il “buon rapporto qualità prezzo” (Renato Mannheimer, curatore della ricerca-osservatorio sul turismo italiano, condotta su un campione di 4124 individui): della vacanza in Italia i turisti ricordano anche gli scioperi, il degrado artistico, i problemi di viabilità e i costi non indifferenti dei servizi.

DATI PARZIALI SULLA STAGIONE TURISTICA ESTIVA 2008*
Circa i risultati turistici della stagione estiva 2008, il primo dato di carattere generale che l’insieme delle ricerche ci offre è quello di una diminuzione dell’attività turistica in Italia: vediamo che diminuisce il numero dei viaggiatori per vacanze, sia stranieri che italiani, e soprattutto il numero dei pernottamenti, con un calo quindi anche della durata media delle vacanze.
A orientare l’andamento dell’intera stagione è stato senza dubbio il sensibile calo del tasso di occupazione nelle strutture ricettive che si è registrato a giugno.
Un’altra considerazione deriva dal diverso andamento delle aree geografiche italiane rispetto all’attrazione di turisti stranieri: emerge infatti un calo molto netto del turismo nel Sud e nelle Isole, che perdono oltre l’11% di viaggiatori stranieri e oltre il 18% di pernottamenti. Al contrario le Regioni del Nord-ovest perdono pochi punti percentuali rispetto ai pernottamenti di stranieri ma riescono ad aumentare il numero di arrivi e la spesa che questi generano (+6,2%). Si evidenzia comunque anche da parte della componente straniera una tendenza alla riduzione della durata dei viaggi.
1 I dati di luglio 2008 sono parzialmente stimati.
2 I dati di settembre arrivano al giorno 8 del mese, data di riapertura delle scuole.
3 I dati di settembre sono provvisori.
Si sono ridotti i flussi relativi ai viaggiatori extra-euro, mentre sono aumentate le spese e gli arrivi dai mercati dell’area euro. Se da un lato aumentano con tassi elevati gli arrivi da Spagna, Olanda e Belgio, dall’altro calano alcuni dei mercati storici dell’Italia appartenenti all’area euro, come Germania e Austria. Va sottolineato il crescente utilizzo di strutture alternative a quelle alberghiere, quali le case in affitto.
Fra i prodotti turistici si evidenzia invece dai dati Unioncamere come il calo del lasso di occupazione media delle camere colpisca in particolare le strutture situate in montagna, e in misura minore nelle città d’arte.
Se per il prodotto legato alle città è noto che i mesi di settembre e ottobre costituiscono il periodo di alta stagione, e quindi sarà opportuno rivederne l’andamento alla luce dei risultati dei prossimi mesi, nel caso della montagna (dove il tasso di occupazione delle camere scende dal 56,9% dell’estate 2007 al 52,4% di quest’anno) si ricorda che si tratta di un segmento di offerta caratterizzato da una crisi generalizzata che perdura ormai da alcuni anni. Le località di mare hanno ottenuto una sostanziale stabilità nei tassi di occupazione, mentre si nota un aumento consistente e in controtendenza da parte del prodotto-lago.
Risulta comunque divergente il tasso di occupazione media delle camere delle diverse tipologie di struttura: peggiora infatti la performance degli alberghi, mentre cresce il tasso di utilizzo delle strutture extralberghiere, a conferma di una tendenziale ricerca di soluzioni di vacanza alternative.
I dati sulla modalità di prenotazione presso le strutture ricettive mostrano – e confermano – l’aumento dell’uso di internet: quasi il 40% della clientela ha prenotato on line le vacanze estive.
Il dato Istat sulla settimana di Ferragosto infine ci mostra un moderato aumento delle presenze (+1,6%) determinato dalla tendenza positiva rilevata per la clientela italiana che ha più che compensato la leggera diminuzione relativa a quella estera. L’incremento pur modesto delle residenze è la risultante di un significativo calo degli arrivi (-2,1%), a cui si è contrapposto un discreto aumento della permanenza media negli alberghi
Le presenze a Ferragosto sono cresciute fortemente nel Nord-ovest, in misura limitata nel Nord-est, mentre hanno segnato lievi cali nel Centro e nel Meridione. L’aumento di presenze al Nord sembra riconducibile all’aumento netto, in particolare nelle Regioni occidentali, della quota del turismo di prossimità. Una nota negativa sulla settimana riguarda il tasso di rinuncia delle prenotazioni, che segna un aumento marginale rispetto allo scorso Ferragosto.
Entro il complesso quadro d’insieme che il rapporto ci restituisce, si può desumere per questa stagione estiva -dalla scelta crescente di destinazioni più vicine, dal netto calo di vacanze degli italiani in Italia e specialmente all’estero, dalla confermata tendenza a fare periodi di soggiorno più brevi -un risultato del settore turistico certamente non favorevole, influenzato dalle difficoltà di spesa delle famiglie nel caso della componente nazionale della clientela, e probabilmente anche di alcuni dei nostri principali mercati esteri di riferimento.
Sono dati negativi e preoccupanti certamente aggravati, nel periodo di riferimento dall’aumento del costo del petrolio, dal rapporto sfavorevole euro-dollaro e dai prodromi della crisi finanziaria americana.



SCENARI E ANALISI 2007-2008
Come noto l’Italia ha tutte le potenzialità per potersi classificare tra i primi posti nelle mete ideali della domanda di turismo mondiale: uno dei più importanti patrimoni storico-artistici del pianeta, un ambiente naturale di rara bellezza, varietà ed unicità, una straordinaria gamma di attrazioni culturali, un contesto socioculturale ospitale ed amichevole.
Nonostante questa ineguagliabile ricchezza il turismo italiano continua a soffrire una forte perdita di competitività. Il fattore C, competitività, è diventato fondamentale.
Questo è il vero nodo del nostro Paese, presentare una struttura dei costi, un livello dei prezzi, di tariffe per i turisti che siano concorrenziali, che vuol dire giuste ed eque in rapporto alla qualità di ciò che offriamo, al nostro prodotto, o meglio ai nostri prodotti turistici.
Dobbiamo essere più attenti e al tempo stesso investire più risorse nella promozione all’estero proprio per confermare tutte le qualità e le carte vincenti della nostra industria turistica, che finora hanno consentito una grande espansione economica del settore.
Le prospettive per il 2008 sono incerte: l'euro troppo forte per la clientela transeuropea, le ombre del rallentamento economico in atto e la contrazione dei consumi sul mercato domestico non lasciano intravedere segnali di rilancio per il settore in Italia. Per non parlare del danno d'immagine provocato dall'emergenza rifiuti in Campania (Federalberghi Campania ha registrato che le prenotazioni relative alla Pasqua sono state in calo del 20-25% nell'intera regione).
I segnali d'allarme arrivano da più parti e riguardano sia il mercato domestico che la dinamica degli arrivi dall'estero.
Secondo l'osservatorio sui viaggi della Frigerio, uno dei principali network di agenzie nel nostro Paese, il bilancio di questo primo scorcio di stagione non è lusinghiero. Soprattutto si sottolinea che le famiglie in generale stanno tagliando il budget per le vacanze e che sono privilegiate soluzioni a prezzi più contenuti, mentre al contrario è in crescita la fascia alta del mercato.
Le attese sui viaggi all'estero degli italiani elaborate dall'Università di Venezia (Ciset) nell'ambito della collaborazione con la Fondazione Mattei, segnalano una crescita generale del turismo oltre frontiera nel 2008 (+2,2% con oltre 21 milioni di passaggi) ma con qualche difficoltà in più sul turismo a lungo raggio, quello più costoso, mentre ci si attende un netto aumento del turismo in Europa alimentato dalle opportunità dei voli low cost.
Le stime dell'analisi Ciset-Mattei mettono in luce che, dopo la leggera ripresa registratasi nel 2007, gli arrivi del 2008 saranno in frenata. Per l'Italia ci si attende un incremento del 3,5% pari alla metà del risultato 2007. Pareggiamo i conti con la Spagna (+3,5% l'incremento atteso) anche se la Penisola iberica quest'anno supererà il traguardo dei 60 milioni. Soprattutto accelera la Francia (+4,4) che ha raddoppiato gli investimenti pubblici quest'anno e punta a quota 90 milioni di turisti. Corrono Grecia e Portogallo (+4,2% l'incremento 2008 atteso) che hanno varato progetti di investimento per circa un miliardo di euro e, insieme alla Gran Bretagna (+4,1%), stanno incrementando nettamente l'operatività dei vettori low cost e diversificando l'offerta (benessere, golf ed enogastronomia). La Gran Bretagna ha incrementato, dal canto suo, del 25% le attività promozionali relative al turismo di tipo scolastico e le opportunità di soggiorni brevi a Londra, Edimburgo e numerose città servite dai voli low cost .
Dati negativi che hanno fatto sì che gli esperti del World Economic Forum (Wef), nel rapporto 2007 sul turismo, abbiano relegato il nostro Paese al 33° posto nella classifica della competitività dell’industria turistica. Nel settore dei viaggi l'Italia, secondo il Wef, ha una competitività «mediocre», mentre al primo posto si trova la Svizzera, seguita dall’Austria, Germania, Australia, Spagna e Gran Bretagna. La Francia, al decimo posto, è risultata prima per numero di turisti in Europa, mentre l’Italia è preceduta anche da Portogallo, Nuova Zelanda, Lussemburgo, Grecia, Cipro, Malta, Estonia e Belgio. Subito dopo il Bel Paese troviamo invece le Barbados, la Repubblica Ceca e la Corea del Sud.
Tale decelerazione dell’industria turistica nazionale è causata, oltre che dalle note ragioni endogene (un patrimonio culturale e ambientale non valorizzato quando non mal gestito; una forte parcellizzazione sia delle strutture turistiche, sia degli interlocutori pubblici, che non riescono a fare rete e soffrono la mancanza di un coordinamento nazionale; problematiche di tipo fiscale), soprattutto da motivazione esogene, legate cioè ad una serie di cambiamenti della domanda internazionale di turismo e da modi differenti e sempre nuovi di fruizione, nonché dall’agguerrita concorrenza di altri paesi europei ed extraeuropei entrati nel mercato del turismo mondiale.
Tra i principali competitors vi sono la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti e, in forma nuova, la Cina, paesi questi in cui è stata attuata una politica per il turismo fortemente incisiva, imperniata sulla implementazione di diversificate azioni di promocommercializzazione, che ha visto coinvolti e cooperare sinergicamente molteplici soggetti pubblici e privati.
Le strategie di riposizionamento adottate dai nostri competitors europei ed extra europei, molto più agguerriti di noi nella valorizzazione del prodotto turistico interno, hanno portato ad un allargamento della quota di mercato, ampliando a dismisura l’offerta, facendo così slittare il Bel Paese dai primi posti della notorietà sui mercati stranieri.
Lo conferma anche la lucida analisi condotta dalla società di consulenza Bain & Company, pubblicata su Il Sole-24 Ore del 19 febbraio 2008, da cui risulta che l'incidenza dell’industria del turismo italiano sul Pil nazionale (13,3%) è bassa se rapportata a quella spagnola (oltre il 20%).
In tema di promozione, poi, sono ancora una volta i competitor a disporre delle armi più affilate: la Spagna scende in campo con 400 milioni di dote, la Grecia con 550 milioni di investimenti fino al 2013, la Francia incrementa del 15% il suo budget di promozione e la Turchia fissa, soltanto nel primo semestre, la stessa cifra (50 milioni) di cui dispone la nostra Enit in un anno. Certo, mettendo insieme i budget delle Regioni si arriva a centinaia di milioni, parte delle quali sarebbe opportuno venissero canalizzate in progetti comuni per la promozione del sistema Paese.
In questo quadro l’Italia non riesce ad essere competitiva con le altre destinazioni forti del turismo, perdendo posizioni rispetto a destinazioni emergenti, soprattutto a causa di un gap infrastrutturale che pesa sia sulle performances del turismo sia sulla società. E ciò nondimeno nuovi player si apprestano a sbarcare in Italia. Ed il loro interesse non è rivolto più solo soltanto alle grandi città d’arte o d’affari ma anche alle più belle località dell’ Umbria ,della Sicilia, della Sardegna. Segno che il loro giudizio sulla attrattività del nostro Paese è alto.
È necessario fare grande attenzione affinché il sistema turistico nazionale non cada nel tranello di poter vivere di rendita per il fatto di avere sul nostro territorio oltre il 60% del patrimonio artistico e monumentale del mondo. Dobbiamo comportarci piuttosto come i Paesi emergenti del panorama turistico: rinnovando e conquistando ogni anno la nostra visibilità, la notorietà e le quote di mercato, auspicabilmente con una partnership strategica pubblico-privato. La qualità dell’offerta è fondamentale per sostenere tutte le azioni di promozione: il turismo deve dare un servizio di qualità, creando un sistema che permetta di sintonizzare verso la qualità tutti gli elementi che concorrono all’esperienza turistica, cioè le infrastrutture, l’ambiente, le attività culturali, lo spettacolo, le condizioni di sicurezza…
Siamo chiamati alla sfida della qualità dai nostri competitors mondiali: è nostro dovere essere molto più attenti ai particolari, puntare tanto alla qualità reale e percepita delle nostre strutture, quanto alla nostra capacità di comunicare l’eccellenza della nostra tradizionale, vincente, capacità di accogliere, coccolare ed emozionare i clienti del salotto-Italia.
Ci siamo ritrovati a dover subire il cambio “epocale” della domanda turistica. A un mondo parcellizzato dal lato della domanda (molto turismo individuale, solo piccoli gruppi, passa parola imperante) corrispondeva una parcellizzazione anche dal lato dell’offerta (piccoli alberghi, ristoranti familiari o quasi, piccole destinazioni, molte seconde case).
Oggi la domanda, sempre meno parcellizzata, tende a rivolgersi verso la semplificazione, cioè verso le destinazioni in grado di offrire una interconnessione tra logistica (aeroporti, porti, vie di comunicazione facilmente fruibili e soprattutto veloci) ospitalità (hotel, grandi resort) e entertainment (attrazioni storico-culturali e paesaggistiche, parchi a tema, golf, gambling).
Per questa ragione, occorre ripartire dal presupposto che la crescita in un comparto come quello del turismo non è un problema esclusivo degli operatori del settore. Si tratta di un problema che deve investire le differenti componenti del sistema produttivo ed economico e le istituzioni a livello locale e nazionale, facendo interagire proficuamente pubblico e privato. Così, parlare di sinergie oggi significa parlare del futuro stesso della nostra economia. Se oggi il nostro sistema turistico può continuare a contare su una straordinaria concentrazione di valori artistici, storici e paesaggistici, che contraddistingue il nostro Paese nel mondo, conferendo al turismo nostrano un marchio di fabbrica nazionale, dall’altra occorre continuare a trovare nuove ed innovative prospettive per attrarre i movimenti turistici verso l’Italia.
La necessità di rilanciare il turismo, in termini di potenziamento infrastrutturale, qualità dell’offerta turistica, buon rapporto qualità/prezzo e integrazione con il sistema dei beni culturali e ambientali, è un’esigenza da tempo all’attenzione di tutti.
Quotati organismi internazionali ed europei hanno sottolineato nel corso degli anni l’importanza della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico dell’umanità dove il turismo può costituire una eccellente opportunità di sviluppo per le comunità locali. Già nel 1999 l’Organizzazione Mondiale del Turismo ha riconosciuto nel “Codice mondiale di etica del turismo”, il ruolo del turismo come “utilizzatore del patrimonio culturale dell’umanità capace di contribuire al suo arricchimento”, sottolineando la necessità di “condurre politiche turistiche nel rispetto del patrimonio artistico, archeologico e culturale, finalizzate anche alla preservazione e valorizzazione di monumenti, santuari, musei, siti storici e archeologici, pur nell’impegno alla più ampia frequentazione turistica”. Nello stesso anno l’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), che collabora con l’UNESCO alla valutazione ed al riconoscimento dei siti mondiali protetti, ha sottoscritto una “Carta internazionale sul turismo culturale” in cui si auspica un turismo che sappia dar valore al patrimonio artistico e culturale e che concorra allo sviluppo economico e sociale delle comunità locali che ospitano tale patrimonio.
La breve descrizione dei cambiamenti finora analizzati ci porta alla considerazione che si tratta di investimenti di grande portata, quelli che si rendono necessari per far fronte alle nuove ondate di cambiamento del sistema turistico mondiale.
Un primo punto fondamentale è l’idea che l’Italia, il suo nome, il suo brand sono oggi fortissimi. Lo stile italiano è invidiato, imitato, auspicato e costituisce un punto fermo nell’immaginario turistico mondiale. A noi sta costruirci il “prodotto”, organizzare meglio il suo delivery, definire e far rispettare degli standard.
Una strategia complessiva dovrebbe fondarsi su un upgrade generale del nostro sistema di offerta da realizzarsi su più piani.
Un primo livello è quello della logistica e delle grandi infrastrutture destinate al turismo ad esempio, un terminal crocieristico di standard internazionale per le navi più grandi; un centro congressi per le grandi manifestazioni di livello mondiale; un rafforzamento delle rotte aeree di lungo raggio, la valorizzazione della rete ferroviaria di alta velocità; alcuni parchi a tema che rafforzino l’offerta di intrattenimento. Insomma un piano di rafforzamento della competitività attraverso la disponibilità di nuove e importanti infrastrutture per il Paese.
Un secondo livello è quello degli standard di qualità che il sistema, magari su base volontaria, ma rigorosa, non può non darsi. Che il sistema si dia innanzitutto degli standard nazionali (non solo gli alberghi, ma gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, le autostrade, ecc.) e poi si organizzi nello sforzo di mantenerli.
Un terzo livello può essere quello della specializzazione di alcune destinazioni turistiche verso questi nuovi flussi turistici. Anche il mondo turistico va per specializzazioni, come tutti i mercati del consumo e perciò sarebbe lungimirante, sulla scorta delle vocazioni in essere, approfondire la capacità complessiva del sistema favorendo la specializzazione delle destinazioni.
La perdita competitiva del turismo italiano è sotto gli occhi di tutti e credo che richiami il Parlamento a una valutazione sulla funzionalità del nostro assetto istituzionale, su una materia che è destinata a costituire, nei decenni a venire, il primo comparto produttivo del Paese.
Non sfugge a nessuno il fatto che il turismo sarà la prima industria italiana del XXI secolo, se lo si considera nel suo specifico, tanto più se si valuta il suo indotto e se lo si analizza in relazione a comparti infrastrutturali, di servizi e produttivi, che ad esso afferiscono.
Sino a poco tempo fa, l'Italia non aveva altro che un sottosegretario presso il Ministero dell'industria e delle attività produttive (oggi dello sviluppo economico), mentre è evidente a tutti noi che una materia come questa, che interferisce con le politiche dei trasporti, con quelle della cultura, ambientali, di realizzazione delle infrastrutture, con la politica estera e con tutta una serie di attività produttive, non può che avere un luogo nel quale il Governo identifichi un coordinamento.
L’affidamento delle competenze statali in materia di turismo al responsabile del ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che era anche Vice-premier nel precedente governo Prodi, ha favorito una strategia di Governo, al di là dei risultati, poiché sono molteplici le competenze del Governo che influiscono sul turismo, da ogni punto di vista, perché il turismo è un fenomeno essenzialmente trasversale a tutti gli aspetti della vita di un paese e non soltanto di alcuni. Il nuovo governo Berlusconi ha delegato la materia ad un sottosegretario presso la Presidenza del Consiglio, seguendo la stessa vocazione al coordinamento delle politiche.
Una proficua governance nel turismo, infatti, parte dall’esigenza di una azione di sistema, nel senso di visione d’insieme di tutte le esigenze di un’attività rispetto alla quale nessuna istituzione può sentirsi estranea: cioè dalla piena e consapevole attivazione politica di tutte quelle competenze che il Governo ha rispetto al turismo, trasporti, beni culturali, ambiente, imprese, infrastrutture in modo che si costruisca, attraverso questa coesione e questo coordinamento, la politica del turismo.
Inoltre, sempre a tale scopo, vi è stata la rifondazione - dopo che la sua prima versione era stata rigettata, a seguito di un ricorso alla Corte costituzionale - di un Comitato per le politiche turistiche. Al suo interno siedono tutti i ministri, i rappresentanti delle categorie, i rappresentanti degli enti locali e delle regioni che partecipano paritariamente.
Il sistema attuale, sulla base della Costituzione, attribuisce come noto l'esclusiva competenza in materia di turismo alle regioni. Quindi, qualunque tipo di attività il Governo immagini di impostare, si deve misurare con il dato della competenza esclusiva.
A fronte di tutto ciò è necessario ricordare che nella finanziaria 2007 il Parlamento ha varato delle norme per rendere disponibili delle risorse (circa 60 milioni di euro in un anno), con le quali sono stati realizzati alcuni programmi di promozione e valorizzazione dell’industria del turismo, sui quali è stata fatta la più vasta e approfondita concertazione con tutti i soggetti interessati, comprese le regioni. Tuttavia, alcune di queste hanno opposto un ricorso alla Corte costituzionale per annullare la decisione del Parlamento.
Quindi, è indispensabile che in Italia, pur lasciando il potere di gestire le politiche turistiche alle regioni, vi sia una reale capacità dello Stato di definire le strategie e le linee programmatiche politiche del settore, poiché è ormai chiaro a tutti che il turismo delle “piccole patrie” non ha futuro, dovendoci confrontare con un’agguerrita competizione internazionale, alla quale non ci si può presentare divisi per venti, tenendo anche poi conto delle ulteriori suddivisioni interne a queste venti realtà (le attività che, legittimamente, vengono portate avanti dalle province, dai comuni, dalle aziende di promozione e dalle Camere di commercio).
La Corte costituzionale ha riconosciuto la competenza dello Stato in materia turistica. L'ultima sentenza n. 88 del 2007 recita: «Questa Corte rileva che (…) questi aspetti richiamano competenze legislative ora statali ora regionali, che giustificano la chiamata in sussidiarietà dello Stato e un coordinamento unitario ai sensi dell'articolo 118 della Costituzione. Si può ricavare da alcune decisioni di questa Corte che la necessità di un intervento unitario del legislatore statale nasce dall'esigenza di valorizzare al meglio l'attività turistica sul piano economico interno e internazionale, attraverso misure di varia e complessa natura (...) come quelle volte a favorire consistenti incrementi all'occupazione del settore. Quindi questa Corte ha più volte affermato in proposito che, allorché sia ravvisabile un'esigenza di esercizio unitario a livello statale di determinate funzioni amministrative, lo Stato è abilitato a disciplinare siffatto esercizio per legge, e ciò anche se quelle stesse funzioni siano riconducibili a materie di legislazione concorrente o residuale».
Sono dunque necessarie politiche nazionali, non statali, con il pieno ruolo delle Regioni ed una governance credibile, se vogliamo restituire competitività ad un settore centrale per l’economia del Paese.
Il turismo è la prima attività economica italiana; secondo le ultime rilevazioni ufficiali,vale oltre il 12% del PIL e si considera che il suo indotto influisca su un ulteriore 11%, con conseguenze evidenti anche per il livello di occupazione in caso di contrazione del settore.
Da anni ormai gli operatori del turismo e tutte le associazioni di categoria, compatti su questa linea di governance, richiedono con forza un coordinamento nazionale, arrivando anche a proporre ufficialmente la istituzione di un nuovo Ministero del Turismo.
Le stesse Regioni, che pure con forza ribadiscono di voler continuare ad esercitare la competenza esclusiva in materia, hanno dapprima accettato (cfr. II Conferenza nazionale del Turismo – Genova 2004) e poi perorato in più occasioni ufficiali (es. III Conferenza nazionale del Turismo – Montesilvano 2006) e a Riva del Garda nel 2008, con l’impegno dell’attuale governo, la necessità di istituire una “cabina di regia e di governo” del turismo nella sua complessità, ritenendo indispensabile che le funzioni statali in materia di turismo siano esercitate all’interno del Consiglio dei Ministri da una figura istituzionale autorevole che abbia la possibilità di orientare le scelte politiche e programmatorie, anche alla luce delle esigenze e delle conseguenze per il settore di provvedimenti di competenza di altri dicasteri.
L’esercizio delle competenze statali del turismo attraverso il Ministero delle attività produttive dal 1999 al 2006 non ha consentito infatti di svolgere quel ruolo di regia tra le varie amministrazioni pubbliche centrali e territoriali, necessario a gestire e programmare una materia che è profondamente intersettoriale e che, come detto, risente pesantemente delle scelte operate da altri attori istituzionali.
Lo stesso Comitato Nazionale del Turismo, istituito con la legge 80 del 2005 e poi abrogato dalla suprema Corte, non riusciva a svolgere tale compito perché, essendo presieduto dal Ministro competente, non poteva coordinare ed influenzare scelte importanti di altre amministrazioni (es. Ministero degli Affari Esteri affidato al Vicepresidente del Consiglio, Ministero dell’economia, Ministero dei trasporti, ecc….).
L’avere trasferito le competenze in materia di turismo al Presidente del Consiglio e la successiva delega al Vicepremier ha invece permesso di effettuare scelte importanti che in precedenza sembravano impossibili da realizzare. Basti ricordare due esempi in tal senso, e cioè la vicenda del rilascio dei visti da paesi extraeuropei, portata avanti dal Vicepresidente insieme con il Ministro degli affari esteri e il Ministro degli interni, e la gestione ancora in corso del piano degli aeroporti e delle norme in materia di low cost insieme con il Ministro dell’economia e il Ministro dei trasporti.
Inoltre il Comitato delle politiche turistiche, istituito con DPCM del 2006 e presieduto dal Vicepresidente del Consiglio, ha potuto operare, analizzando e programmando in materia di turismo insieme con i Presidenti delle associazioni di categoria e delle imprese, anche con la presenza autorevole di Presidenti ed assessori regionali, insieme con i Ministri di volta in volta interessati al singolo argomento o provvedimento discusso.
Allo stesso tempo, è stato possibile dare corpo all’Osservatorio Nazionale del Turismo e alla nuova Agenzia ENIT, onde iniziare a sviluppare quell’attività che consentirà di conoscere, analizzare, programmare e promuovere in maniera coordinata e sinergica il prodotto turistico nazionale. Per un moderno sviluppo dell’industria del turismo in Italia vi è la necessità di politiche di destagionalizzazione, di incentivazione anche fiscale dell’offerta, di riqualificazione degli alberghi e dell’offerta, delle infrastrutture, della classificazione della qualità, della valorizzazione dell’eccellenza professionale, della promozione dell’incoming, tutte politiche che richiedono azioni forti e innovative e che, quindi, devono giovarsi delle funzioni di coordinamento del Governo.
Non basta il virtuoso bricolage del Bel Paese, è pericolosa la carenza di programmazione o la dispersione delle risorse.
Non dobbiamo cambiare l'impostazione, secondo cui la gestione delle politiche turistiche è propria delle regioni, e la crescita di know how, di capacità, anche a livelli comunali e provinciali, compete al territorio. Sarebbe un errore mutare radicalmente questo strumento, però, allo stesso tempo, nei prossimi anni, non potremo non avere momenti in cui la strategia turistica in Italia venga chiaramente indirizzata dal Parlamento e governata dallo Stato, d'intesa col sistema territoriale.
E’ quindi evidente che l’ipotesi del ritorno delle competenze statali in materia di turismo presso un singolo dicastero, oltre che essere in contrapposizione con le istanze di tutti gli attori istituzionali e privati, rischierebbe di vanificare il lavoro degli anni recenti.

LE MANOVRE FINANZIARIE 2007 – 2008
Nella manovra Finanziaria 2007 (legge 296/2007) si è intervenuto per sostenere le attività turistiche sia con disposizioni specifiche per lo sviluppo del settore sia con interventi per la valorizzazione del territorio.
Si sono previsti stanziamenti finalizzati allo sviluppo e alla competitività del settore turistico per il triennio 2007- 2009. In particolare: si è autorizzata una spesa di 30 milioni di euro per il “sostegno del settore turistico”; 144 milioni di euro per sviluppare il turismo e per il suo posizionamento competitivo quale fattore produttivo, per incentivare l’unione tra proprietà e gestione dei beni ad uso turisticoricettivo, e la crescita delle imprese turistico-ricettive nel rispetto del patrimonio paesaggistico e al fine di promuovere forme di turismo eco-compatibile; 6 milioni di euro per l’Osservatorio nazionale per il turismo che ha il compito di monitorare la domanda e i flussi turistici e di individuare le strategie di interesse nazionale per lo sviluppo e la competitività del settore.
Ulteriori misure a sostegno del settore in questa finanziaria hanno riguardato diverse tipologie di finanziamento: 70 milioni di euro per il rifinanziamento del Fondo nazionale per il cofinanziamento dl interventi regionali nel settore del commercio e del turismo (legge Bersani 266/97); la modifica della disciplina delle società finanziarie che possono essere costituite dai confidi, per finalità di sostegno al turismo ed al commercio; la promozione di progetti integrati tra i consorzi agro-alimentari e turistico-alberghieri consentendo la concessione di contributi destinati ai progetti di promozione e di internazionalizzazione realizzati da consorzi misti tra PMI dei settori agro-ittico-alimentare e turistico-alberghiero, volti esclusivamente ad incrementare la domanda estera del settore; la possibilità di concedere anche per l’anno 2007, a carico del Fondo per l’occupazione, nel limite di spesa di 45 milioni di euro, il trattamento di CIGS e il trattamento di mobilità ai lavoratori subordinati delle imprese del commercio con più di 50 dipendenti, delle agenzie di viaggio e turismo con più di 50 dipendenti e delle imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti.
Concessioni demaniali marittime più lunghe. Un’importante novità ha riguardato il prolungamento della durata delle concessioni demaniali marittime: le concessioni con finalità turistico-ricreative di aree, pertinenze demaniali marittime e specchi acquei per i quali si applichino le disposizioni relative alle utilizzazioni del demanio marittimo possono avere una durata compresa tra i sei anni e i venti anni in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare.
Politiche a sostegno dei giovani e delle attività turistico-ricreative. Un’altra disposizione della Finanziaria 2007 che ha contribuito alle politiche a sostegno dei giovani e delle attività turistico-ricreative ha previsto la valorizzazione del patrimonio pubblico, in coerenza con gli indirizzi di sviluppo territoriale, in modo che questo potesse costituire, nell’ambito del contesto economico e sociale, un elemento di stimolo e di attrazione d’interventi di sviluppo locale. A questo scopo, sono stati finanziati gli studi di fattibilità per “programmi unitari di valorizzazione dei beni demaniali per la promozione e lo sviluppo dei sistemi locali” con le risorse dell’agenzia del demanio per l’acquisto, la manutenzione e la valorizzazione dei beni del demanio e del patrimonio statale e per gli interventi sugli immobili confiscati alla criminalità organizzata. La norma ha previsto espressamente la valorizzazione del patrimonio pubblico mediante la ridestinazione a funzioni di interesse sociale, culturale, sportivo, ricreativo, per l’istruzione, la promozione delle attività dì solidarietà e per il sostegno alle politiche per i giovani e per le pari opportunità.
Detraibilità dell’I VA per il turismo d’affari. L’attività turistica connessa a convegni e congressi rappresenta un peso sempre più rilevante sul volume d’affari complessivo del settore turistico e ha un ruolo importante per superare i limiti derivanti dalla “stagionalità” delle iniziative turistiche e per valorizzare tutto l’indotto che ruota intorno alle strutture di soggiorno. La finanziaria 2007 ha introdotto una disposizione da tempo richiesta dagli operatori del settore: la detraibilità dell’IVA assolta sulle prestazioni alberghiere e sulla somministrazione di alimenti e bevande nei giorni in cui si svolgono congressi o convegni. La norma ha avuto un significativo impatto sul settore considerando che secondo i dati dell’Osservatorio Congressuale italiano risulta che le giornate di presenza congressuale all’anno sono pari a circa 30 milioni, con pernottamenti pari a circa 12 milioni all’anno. Basti pensare che si stima che il numero dei pasti consumati nei convegni e nei congressi siano pari a circa 42 milioni all’anno.
Le nuove norme sulla concorrenza per le guide e gli accompagnatori turistici (legge 40/2007). Per esercitare le attività di guida e accompagnatore turistico basta ora attestare i requisiti professionali previsti dalle leggi regionali. In particolare le attività di guida turistica e accompagnatore turistico non possono essere subordinate all’obbligo di autorizzazioni preventive, al rispetto di parametri numerici e a requisiti di residenza.
Anche nella Finanziaria 2008 sono state previste alcune misure per il turismo e si è puntato sulla trasformazione e il rilancio dell’ENIT.
Rifinanziamenti: 10 milioni di euro per il 2008 per il sostegno del settore turistico; 2 milioni di euro per l’Osservatorio Nazionale per il Turismo; 48 milioni di euro per le imprese turistiche che intendono adeguare i loro impianti e i loro servizi anche al fine di aderire a circuiti internazionali di prenotazione caratterizzati dalla attribuzione di un marchio destinato ad essere diffuso in ambito sopranazionale.
Misure per la crescita della competitività dell’offerta del sistema turistico nazionale. Per favorire la crescita competitiva dell’offerta del sistema turistico nazionale si è previsto che con appositi decreti siano definite: standard di qualità del prodotto turistico omogenei su tutto il territorio nazionale, al fine di evitare la situazione di estrema diversità oggi presente; l’erogazione dei “buoni vacanza” da destinare ad interventi di solidarietà a favore delle fasce sociali più deboli, anche per la soddisfazione delle esigenze di destagionalizzazione dei flussi turistici nei settori del turismo balneare, montano e termale.
Altre misure: rifinanziamento con 50 milioni di euro per il 2008 del Fondo per sostenere progetti di innovazione in vari settori, nonché la promozione del Made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni culturali cui vengono aggiunte le attività turistiche; internazionalizzazione del sistema turistico nazionale attraverso interventi, da definire con il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, a favore di soggetti, nazionali ed internazionali, che intendano promuovere progetti di investimento per incrementare e riqualificare il prodotto turistico nazionale; la detraibilità dell’IVA congressuale al 100% anche ai congressi organizzati attraverso le agenzie di viaggio che ristabilisce un equilibrio all’interno del mercato congressuale.

PROSPETTIVE DELLA FINANZIARIA 2009
Nonostante il riconosciuto impegno della Sottosegretaria con delega al turismo on. M.V. Brambilla per il rilancio di politiche utili per il turismo, la riduzione di bilancio operata con il decreto 112/2008 (in particolare la riduzione di 16 milioni per l’ENIT) ha determinato elementi di preoccupazione.
Possiamo sintetizzare le aree di possibile intervento, non solo sul piano legislativo, nel modo seguente:
1. prosecuzione degli interventi previsti o delineati nelle precedenti leggi finanziarie ed in particolare: riformulazione del sostegno di progetti (70% e 30%), oggetto di ricorso alla Corte Costituzionale da parte di alcune regioni; implementazione della legge di semplificazione amministrativa sui grandi progetti per il turismo; questioni relative all’aumento dei canoni demaniali; politiche dei buoni-vacanze; incentivi fiscali di completamento;
2. rilancio dell’ENIT a seguito delle riduzioni di bilancio; politiche internazionali sui visti turistici, sostegno all’incoming;
3. previsione di incentivi a favore del turismo nell’ambito degli interventi a sostegno della piccola e media impresa a seguito della grave crisi finanziaria (ad esempio, “rottamazione degli alberghi” e offerte aggiuntive);
4. intese con le Università per la formazione e la riorganizzazione di professionalità specifiche; politiche di destagionalizzazione delle offerte turistiche;
5. nuova operatività del Portale con trasferimento delle competenze presso il Dipartimento del Turismo e accesso diretto all’acquisto dei pacchetti-vacanze;
6. consolidamento di una governance unitaria delle politiche per il turismo;
7. azioni in favore del turismo nell’ambito dei Grandi Eventi (in particolare 150° dell’Unità di Italia 2010 ed EXPO 2015).
L’Osservatorio ribadisce l’impegno a sostenere, sul piano legislativo, le priorità delle politiche per il turismo in Parlamento.

Roma, 24 ottobre 2008




   Visualizza per la stampa    Invia l'articolo
   Torna prima pagina giornale        Archivio di tutte le notizie